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Chiese, cappelle e piloni

Un pò di arte...

La Cappella di Maria Vergine delle Grazie fu costruita nel 1707, i portici furono aggiunti per opera di Caterina Luchese nel XIX secolo.

La Cappella di S. Gioachino e S. Anna fu costruita nel 1884 dagli abitanti di Piano Quinto.

La Cappella di M. Vergine Addolorata in regione Prati fu eretta da D. Maurizio Fiore nel 1730.

La Cappella di S. Rocco fu costruita nel 1632 per voto fatto l’anno prima dal notaio Spirito Broccardo in occasione della peste che fece le sue vittime in paese e una vera strage nella vicina Gaiola. Oggi è completamente in rovina.

La Cappella di S. Martino fu eretta nell’omonima regione ed è già ricordata nel catasto risalente ai primi decenni del Seicento. Nel catasto del 1675 sono segnati prato e bosco a S. Martino, coerenti la via e la Cappella di S. Martino di proprietà di Messer Matteo Aymo. Un altro prato situato a S. Martino è segnalato come proprietà di Marco Brocardo che l’avrebbe acquistato l'11 agosto 1621 ed è “coerente con chi regge la Cappella”. Essa è da tempo scomparsa e già nel 1770 non se ne parla più. Va comunque riferito che San Martino fu il titolare della parrocchia di Roccasparvera sino al 1484. In quell’anno, con il feudatario Antonio Renato Bolleris, il titolare della parrocchia diventò S. Antonio.

La Cappella di S. Bernardo da Mentone è molto antica ed è situata nell’omonima regione, zona un tempo di alteni e castagneti. Il catasto del 1675 ricorda 12 alteni e 5 castagneti ma anche prati e campi, poi la montagna di S. Bernardo e la terra che è posta dietro la Cappella del Santo. La tradizione, come ricordava l’iscrizione sopra la porta, già nel Settecento faceva risalire la sua costruzione al sec. XI, ma la cosa è inverosimile perché il Santo, vissuto negli anni 923 - 1008, fu canonizzato soltanto nel 1681, quando il suo culto si estese in Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia e Vallese. Il Santo, comunque, fin dal Seicento era molto venerato dai contadini che lo ritenevano protettore dei frutti della campagna, e la sua Cappella era meta di frequenti processioni per ottenerne la protezione. L’iscrizione fatta apporre da don Sebastiano Menardo ne compendiava così la storia: “Sacellum hoc divo Bernardo sacrum saeculo undecimo primitus, decimo de in octavo pollutum atque per octo lustra penitus neglectum pietas novum a fondamentis erexit, ampliavit, ornavit, sacris restituit mense augusto anno post Christum natum 1753".

“Questa Cappella consacrata a S. Bernardo nel secolo decimo primo (!), dissacrata poi nel secolo decimo ottavo e per otto lustri del tutto abbandonata la pietà (dei fedeli) ha restaurato dalle fondamenta, ampliato, ornato e riconsacrato nel mese di agosto del 1753”.

Oggi la Cappella è completamente abbandonata e in rovina.

La Cappella della Madonna era situata dietro il Castello ed in essa fin dal Quattrocento si rendeva giustizia. Questa Cappella è ricordata in una bolla di Alessandro III. Rovinata per gli anni e gli eventi bellici del Cinquecento, fu ricostruita a spese del Comune che il 3 maggio 1624 incaricò i consiglieri Antonio Pasero e Giovanni Armitano di fare contratto a tale scopo con un mastro da muro. La Cappella fu tosto rifatta il 2 luglio. Tra le spese sono segnati già fiorini 150 “per la reedibicatione della Cappella della Madonna”. Ora non esiste piu.

La Confraternita di S. Sebastiano fin dal Seicento ebbe al proprio servizio un oratorio nel quale celebrava la Messa in genere il sacerdote-maestro di scuola, ma era piccola ed insufficiente ai confratelli assai numerosi del Settecento;
per questo fu demolita e nel 1751, per opera del Curato D. Menardo, fu costruita l’attuale chiesa. La Parrocchia di S. Antonio Abate risale al secolo XII e dipendeva dall’Abazia benedettina di Saint Chaffre (S. Teofredo) di Monastier d’Aquitania; fu fatta ristrutturare, perché in pessime condizioni, verso la metà del 1700 da Don Sebastiano Menardo. Sino ad alcuni anni fa nel retro della Chiesa c’era un’iscrizione che ricordava l’impegno del sacerdote.

La Chiesa di S. Maurizio a Castelletto, risalente al Seicento e con proprio cappellano, nel secolo seguente fu demolita (1766) e sostituita dall’attuale chiesa che dal 1889 in poi ebbe pavimento e battistero “in mattonelle e in legno nel coro e sacrestia”.

Il Pilone di S. Lucia è ricordato già nel 1704 come termine confinano del paese verso Rittana.

Nel 1712 nel concentrico del paese di Roccasparvera fu fatto costruire dal Comune un Pilone dedicato a S. Rocco a mezzo del mastro da muro Pietro Catanio al quale fu versata dall’esattore Giorgio Menardo, il 6 febbraio 1712, la somma di L. 100,10. Nel giugno 1838 fu ricostruito un pilone quadrangolare in muratura “in prospetto della strada d’ingresso in Roccasparvera”. Era un pilone con 3 nicchie: in una la Vergine Addolorata, nell’altra S. Magno e nell’ultima S. M. Maddalena e S. Antonio Abate. L’altezza media era di 3,50 m. La calotta piramidale superiore al cornicione fu ricoperta con le ‘lose’ di Moiola. La spesa di questo pilone fu di L. 610 e il progetto fu redatto dal Genio Civile di Cuneo. Il Sindaco di Rocca era Mauro Occello.
 

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